Medicina Estetica Cremona - Radiofrequenza

La Radiofrequenza è stata usata per decenni in fisioterapia come Tecar, nella terapia del dolore. Relativamente di recente è stata utilizzata anche in Medicina Estetica. Circa 10 anni fa è stata introdotta la frequenza di 6 Mhz, che applicata mediante manipoli su tessuti con evidenti cedimenti, producendo calore fino a 60, 65°C causava contrazione progressiva delle fibre collagene, con conseguente aumento del tono delle zone trattate, che si evidenziava nella sua massima espressione nel tempo, per stabilizzarsi dopo circa sei mesi dalla applicazione. questa applicazione, meglio nota come Thermage, è ancora oggi utilizzata, con le dovute correzioni per gli effetti collaterali di non poco conto che presentava nelle prime versioni.

Un’altra forma di radiofrequenza, che agisce ad una temperatura tra i 44 e i 45°C, usando frequenze diverse (4 Mhz e anche 1 Mhz), sta oggi affermandosi, per ottenere risultati più progressivi, ma altrettanto efficaci.

Sappiamo infatti che una temperatura oltre i 45-46° si associa a denaturazione proteica (rottura di legami di Wan der Waals, alterazioni della struttura quaternaria delle proteine, fino a valori più elevati, a danni del DNA delle cellule interessate per sviluppo di radicali liberi e altri meccanismi).

La radiofrequenza agisce mediante il calore, quindi con meccanismo bioristrutturante, in quanto la sua azione principale si esplica sul rimodellamento tridimensionale del derma per contrazione del collagene e conseguente aumento del tono del tessuto trattato.

La radiofrequenza in uso presso il nostro centro è al contrario una forma di energia elettromagnetica she si distingue dalle altre apparecchiature utilizzate dai centri estetici (estetiste) e anche di medicina estetica (medici), per due caratteristiche fondamentali:

1) Viene usata una frequenza di 4 MHz al posto di 1 o 1,5 MHz normalmente presente nella maggior parte delle apparecchiature in commercio, con il vantaggio di un’azione più superficiale, che rimane confinata nello spessore del derma e dell’ipoderma, quindi più selettiva;

2) Nel manipolo capacitivo con cui viene applicata questa forma di energia è integrato unsensore di temperatura per telemetria (rileva il calore che si genera non sulla superficie, ma all’interno del tessuto trattato, mediante un sensore agli infrarossi che il derma restituisce come esito dell’essere sottoposto all’azione terapeutica), in modo tale da non fare mai aumentare la temperatura oltre i 42-43° C. A questo scopo un meccanismo di feedback nello strumento garantisce mediante questo sensore una stabilità della temperatura di trattamento.

Questo è fondamentale, in quanto da studi da parte di vari istituti universitari è stato dimostrato che fino a 43° C viene  stimolata la produzione di heat shock proteins, con funzione di riparazione dei microdanni termici, e ripristino della struttura originaria, mentre a temperature superiori anche di poco, si ha denaturazione proteica e si entra mel meccanismo dell’infiammazione.

Questa conduce all’attivazione dei fibroblasti in senso fibrotico, con conseguente formazione di tessuto riparativo, meno vitale di quello originario. Anche se questo è vantaggioso dal punto di vista del rassodamento come risultato estetico, non lo è da quello biologico, in quanto si ha aumento della rigidità del tessuto, tipico del fotoaging (invecchiamento dovuto all’esposizione al sole) e del cronoaging (dovuto al passare del tempo). Si avrà quindi esattamente l’effetto contrario al ringiovanimento da noi cercato.